La Petite Trousse

Il Lussemburgo e la Rockhal: meta di concerti nel centro dell’Europa più avanzata

Quando si decide di partire per un’avventura da concerto, è necessario informarsi a lungo prima di capire qual è la soluzione piu’ comoda e low-cost per fare il viaggio e arrivare a destinazione in tempo per il concerto. Per evitare di prendere molti giorni di ferie o spendere meno per il pernottamento. Tra le destinazioni in cui sono stata quest’anno Luxembourg non è stata tra le piu’ semplici da inquadrare, ma poi, funzionando tutto benissimo, in realtà è stato comodissimo arrivarci!

“Il Granducato di Lussemburgo, unico granducato al mondo, è uno stato membro dell’Unione europea situato tra Germania, Francia e Belgio. È uno stato senza sbocco al mare” (dice Wikipedia) ed è davvero minuscolo (aggiungo io).

Come molti Stati del centro e nord Europa ha pero’ un’altissima qualità della vita, che non dipende solo dalla mancanza di criminalità, dall’efficienza dei servizi pubblici e dagli stipendi alti, ma anche dalla varietà degli svaghi culturali.

Pur avendo un territorio piccolissimo e avendo una densità di popolazione molto bassa, il Lussemburgo è destinazione obbligata per i tour di moltissime rockband che fanno tutte tappa alla Rockhal, una venue che è a Esch Sur Alzette, al numero 5 di Avenue Du Rock and Roll.

Rockhal Avenue Du Rock And Roll

La rockband che vorreste vedere in concerto non fa date in Italia? Oppure volete andare a fare il “bis” di un concerto che avete già visto? Il Luxembourg non è così scomodo da raggiungere, tanto che quest’anno ci sono stata due volte proprio per occasioni musicali.

Ecco una serie di consigli per arrivare, soggiornare, godersi i concerti e avere una risposta alla domanda che incessantemente vi farete nella vostra mente e cioè “ma dove siamo finiti?”.

esch sur alzette su yelp

ARRIVARE IN LUSSEMBURGO DALL’ITALIA:

I voli diretti per il Luxembourg sono molto cari. La strategia vincente è quella di prendere un volo low cost per una delle capitali europee intorno e poi andare in treno o in bus. Siccome con gli algoritmi che regolano i prezzi dei voli aerei non si sa mai, vi consiglio però di controllare i voli su Expedia.
Queste sono le soluzioni che ho sperimentato:

A Marzo 2013 sono partita da Napoli e ho fatto così:

  • Aereo Easyjet Napoli-Parigi (circa 100 euro A/R e circa 2 ore di percorrenza)
  • Treno in offerta TGV Parigi-Luxembourg (25 euro in promozione)
  • (e viceversa)

Partenza da Ciampino con Ryanair
A Giugno 2013 sono partita da Roma e ho preferito fare una soluzione mista:

  • Roma Ciampino-Francoforte Hahn con Ryanair (30 euro)
  • Autobus Flibco 5 euro in promozione fino a Luxembourg Gare, la stazione centrale della città di Lussemburgo.
  • Al ritorno ho preso lo stesso autobus, ma per Bruxelles Charles Le Roi sempre a 5 euro in promozione e poi ho preso un volo di Ryanair per Roma sempre a meno di 40 euro.

ARRIVARE ALLA ROCKHAL DA LUXEMBOURG GARE – CENTRAL STATION:

In Treno: Dalla stazione di Luxembourg Gare fino alla venue è necessario prendere un trenino locale/regionale, la linea 60, che impiega circa 20 minuti per arrivare a destinazione. La fermata giusta a cui scendere non è “Esch Sur Alzette” , ma Belval-Universitè che è proprio alle spalle della sala del concerto.
In bus (ma non l’ho sperimentato in prima persona): bisogna prendere le linee 3 e 4, che hanno degli stop à Esch Sur Alzette, ma io vi consiglio il treno, è davvero comodissimo!

DOVE SOGGIORNARE:

So che ci sono diversi alberghi per soggiornare intorno alla Rockhal, ma l’Ibis proprio di fronte è un sogno. Immaginate di essere appena uscite dal concerto, sudati, accaldati, probabilmente stanchi: bè, attraversate e l’albergo è lì ad attendervi!
E’ ufficialmente un 2 stelle, ma la qualità è altissima e in 2 riuscite a pagare 20/25 euro a testa per una notte senza colazione.

COME GODERSI IL CONCERTO:
Se siete il tipo di fan che, come me, ama stare in giro l’intero giorno del concerto per fare amicizia con altri appassionati di musica, prendere un posto nelle prime file, magari riuscire a incontrare le band…bè il Lussemburgo è il posto adatto per voi!
Le file iniziano verso le 14-15 del pomeriggio, ma sono rilassate, piene di passatempi. Durante la fila ci siamo tenute il posto a vicenda io e la mia compagna di avventura Lucia per fare un giro della zona, comprare dei popcorn al cinema vicino (che poi si sono rivelati pop corn zuccherati), andare in stanza a usare il bagno o prendere una maglia in piu’, insomma per stare comode.
All’interno della sala di concerto, una volta superati i controlli all’ingresso, l’atmosfera è serena ed è bello godersi qualcosa da bere prima di iniziare, ma attenzione alla birra: fa fare troppa pipì, è incompatibile con le prime file!

Fila concerto dei Killers in Luxembourg

Subito dopo il concerto, se si ha voglia di conoscere la band, con i gruppi piu’ disponibili è davvero facile fare due chiacchiere!
Cercateli sulla sinistra dell’ingresso, dove c’è la grata e sono parcheggiati i tour bus o semplicemente i van che portano in giro per l’Europa la strumentazione dei musicisti, le band escono e si intrattengono con i fan!

COSA FARE IN LUXEMBOURG:

Se il giorno dopo avete l’aereo tardi o volete trattenervi un po’ in città per conoscerla meglio il mio consiglio è di cedere al fascino del tour in autobus con spiegazione: i Sightseeing non hanno il classico colore rosso, ma sono verdi!

Cityseeing Luxembourg
Costano circa 12 euro per gli studenti e 14 per gli “adulti” e sono davvero ben fatti. Fanno fare un bel giro dando moltissime informazioni e curiosità. Sono previsti alcuni stop per ammirare scorci panoramici e ovviamente con la formula “hop-on-hop-off” valida 24 ore potete utilizzarli per fare più giri. Non vi aspettate di fare un giro lunghissimo o di passare la giornata, perchè Luxembourg è piccola, ma è sicuramente un bel modo per conoscere le bellezze architettoniche!
Per un caffè nella piazza centrale, Place d’Armes, seduti al tavolino considerate almeno 4-5 euro, ma vale proprio la pena, soprattutto in una giornata soleggiata, di fermarsi qui a godere dell’area interamente pedonale e del passeggio silenzioso e tranquillo dei cittadini abituati a essere nel cuore del continente.
Per un pasto caldo ricordate che i ristoranti, così come i negozi, chiudono molto presto e non sono particolarmente economici, ma con 20 euro a pasto potete farcela.

Curiosità:
Vedrete girare Ferrari e Louis Vuitton come se fosse la normalità e nessuno vi verrà mai a parlare di crisi.

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Cursed Euro Tour 2013 – Napoli, Parigi, Brussells, Luxembourg, Esch Sur Alzette, Amsterdam, Utrecht, Parigi, Napoli

Questi ultimi 6 mesi sono stati caratterizzati da un’unica, enorme passione: i THE KILLERS.
Per seguirli ho fatto molti viaggi: Parigi, Brussells, Luxembourg, Esch Sur Alzette, Amsterdam, Utrecht, San Francisco, Roma, Milano, Lucca, Londra, Chicago, Cleveland, Columbus, Newark, Atlantic City, New York e vissuto tantissime esperienze meravigliose. Per non perdene memoria questi sono i diari di viaggio che ho scritto.

Cursed Euro Tour 2013 – Napoli, Parigi, Brussells, Luxembourg, Esch Sur Alzette, Amsterdam, Utrecht, Parigi, Napoli

14 marzo 2013 alle ore 23.50

Dopo un ritorno meno tormentato del previsto e un pisolino pomeridiano di qualche ora sono pronta a raccontare cosa è successo nelle ultime due settimane.

Per gli svogliati la versione sintetica è questa: TUTTO DAVVERO BENE, SONO VIVA PER MIRACOLO, MA FELICE, ma per le mie care amiche victim e compagne di avventura/sventura, faccio un racconto dettagliato.

Probabilmente la causa di ogni evento che poi ci si è rivoltato contro è da scoprirsi negli antefatti, questi sono i principali:

1.Circa 3 mesi fa, con la principale preoccupazione di gestire dei cambiamenti nel mio conto in banca francese al compimento del 26esimo anno di età ho deciso di andare a Parigi pochi giorni dopo il mio compleanno: OH C’è ANCHE UN CONCERTO DEI KILLERS PROGRAMMATO, mi sono detta! Ho preso il biglietto, uno standing, senza esitazioni e per il momento sembrava tutto finito lì.

2.Parlando poi con la cara Lucia, il giro nei concerti vicini mi è sembrato fattibile e mi sono aggregata al gruppo delle meraviglie in poco tempo per la data del Luxembourg. Un concerto frequentato soprattutto da stranieri, in un posto particolare (che non è ancora sicuro che esista)… andiamoci! Biglietto preso, emozione alle stelle, ma poi come cazzo si arriva in Lussemburgo? Boh, vedremo.

3.Un’altra amica mi ha detto che lei sarebbe andata a sentirli anche ad Amsterdam e allora perché non cogliere la duplice possibilità di vedere la sua nuova sistemazione a Utrecht e andare a un nuovo concerto? Biglietto preso. Purtroppo non standing, “vabè vedremo come fare al momento” ho pensato.

4. Due settimane fa una ragazza ha venduto il suo biglietto di ingresso per il concerto del Belgio su un gruppo Facebook, Cristina me lo ha segnalato, che facevo, non lo prendevo? Preso. Dopo 5 minuti netti dalla scoperta della cosa.

5. Al momento di decidere cosa portare per il viaggio il mio paio di stivali neri Battle Born si è rivelato sicuramente la scelta più indicata. Ancora non conoscevo la loro anima di ferro tagliente, ancora no, ma di lì a poco l’avrei scoperta. Dolorosamente.

6. Intanto a moltissime miglia di distanza, da qualche parte tra la Svezia, l’Irlanda e la Germania (alcuni dei paesi più freddi del nostro continente), un uomo che per ora lasceremo nell’ombra e di cui non daremo altri dettagli per il momento decideva che con la temperatura di 4 gradi sotto lo zero una camicia fosse abbastanza per coprire la parte superiore del corpo e che non valesse la pena di mettere una sciarpetta sulla gola anche se un attacco di tosse più insistente del solito lo aveva già insospettito. Confrontandosi nello specchio e ritrovandosi come al solito FA-VO-LO-SO aveva deciso di non sacrificare l’eleganza alla comodità e  “Chi se ne fotte” – aveva pensato –  “Dio mi proteggerà dal freddo”.

Queste sono state le semplici mosse in cui ha iniziato a configurarsi quello che sarebbe stato uno dei viaggi più assurdi, pieno di persone, pieno di sorprese e delusioni, ma anche ricco di risate e ricordi positivi che io abbia mai fatto.

Lunedì scorso, il 4 marzo, sono partita per Parigi per gestire prima di tutto la mia delicatissima situazione finanziaria (la povertà, oh la povertà!). I primi giorni di viaggio sono passati molto rapidamente e pieni di incontri positivi con gli amici di sempre, ma anche con persone nuove davvero sorprendenti: Maria, Irene, Saso, Joulia, Valentina ho passato momenti splendidi con tutti loro all’insegna del ricordo comune di una Parigi di un decennio fa ormai, ma anche di tutte le novità che il vento ha portato nella città della luce.

Il 6 marzo, durante una passeggiata un po’ troppo lunga all’interno della città è successa una cosa che avrebbe condizionato il resto del viaggio: una bolla enorme ha iniziato a gonfiarsi sotto la pianta del mio piede sinistro rendendomi simile a Dottor HOUSE e facendomi guadagnare in poco tempo il soprannome di Cristina La Zoppa. “Ora mi compro un cerottino e mi passa tutto” mi sono detta.

Dopo garze sterili, operazioni con aghi sterilizzati sul fuoco stile Rambo, cerotti Compeed, suolette morbide, fasciature anti-sfregamento, calzini da escursione, nuove scarpe: NIENTE. Bolla, liquido e dolore erano ancora lì. L’unico rimedio funzionante era restare ferma su una sedia al Jardin de Luxembourg a Parigi con 0 gradi e i piedi nudi nell’erba tra gli occhi neppure troppo stupiti delle persone che, abituati ai mille clochard di Parigi, non mi hanno poi trovato così eccentrica.

Ma si sa, è lo spirito che guida il corpo e allora l’attesa non è mai stata dolorosa, ma anzi vividamente emozionante, assolutamente ricca di battute e piena di preparazione, costellata da paure di essere la causa di uno stop al concerto per un qualsiasi motivo (conosciamo i nostri polli, anzi il nostro pollo). Tutto era organizzato nei dettagli, con una cartellina blu piena di biglietti di treno, prenotazioni albergo, ticket per i concerti, ma soprattutto con il cervello, il cuore e lo stomaco pieni di emozioni.

Giovedì sera mi sono addormentata a fatica pensando “tra poche ore, finalmente…”, ma non sapevo ancora che contemporaneamente qualcuno in un paese lontano, dopo essere rientrato da una serata in cui aveva indossato una camicia di cotone a mezze maniche tra la neve e dopo aver reso nota ancora una volta la sua spiccata antipatia per gli sciroppi per il mal di gola, si stava svegliando nel suo letto alle 3.10 – teniamo d’occhio l’orario amici – con una leggera fitta ai polmoni e qualche colpetto di tosse.

Andato in bagno, si era messo un po’ di Vics e continuava a guardarsi allo specchio pensando “come sono bello, ma guarda lì che muscoletto”, quando il suo compagno di stanza, un certo Ronnie, ha pensato di andare a vedere cosa stesse facendo in bagno a quell’ora. “Preghi ancora Brandon?” (sì amici, questo era il suo nome), “No, Senti, ho messo il Vics, annusa che buon profumo”, ma quel gesto era stato letale! Nello sporgersi verso il petto dell’amico, Ronnie era scivolato su una goccia di Vics caduta a terra, si era impigliato nella maniglia della porta con una fasciatura che aveva già sul braccio per dei precedenti problemi muscolari e con una sola mossa, cadendo a peso morto, si era slogato entrambe le spalle. Sì, avete capito bene, ENTRAMBE LE BRACCIA ERANO USCITE DALLE ARTICOLAZIONI. Ovviamente durante la caduta aveva trascinato anche l’amico con il barattolino di Vics ed erano finiti annodati in un abbraccio “a braccia molli”. Intanto si trovava a passare di lì un altro amico, che chiameremo Dave, che stava bevendo una birra alle 3.25 (ormai il tempo correva più veloce) e che rivolgendosi a un quarto amico, muto e appena arrivato dall’aeroporto dove era stato lasciato a vagare per svago tutta la sera, ha chiesto “e mò come cazzo facciamo domani?”.  Il quarto amico, senza proferire una parola, ma con aria seria di chi pensa “non preoccuparti, risolvo io” ha indovinato la password di twitter (chiaramente la password è TanaFlowers123) dell’account del gruppo in cui questi 4 loschi personaggi suonano, i The Killers, e alle 3.33 di una notte serena e piena di aspettative per alcuni ha frantumato con un tweet e una mazza da baseball immaginaria tutti i sogni di 4 povere ragazze che intanto dormivano. “cari fans, i concerti sono annullati a causa della malattia di QUALCUNO”. Chi poteva essere malato? Colui che ama girare in costume nel ghiaccio, il batterista vichingo senza braccia, dave con una sbronza troppo forte o mark… bè mark poteva essere semplicemente troppo pensieroso per suonare quel giorno.

Il tweet è partito ben 3 ore e 13 minuti dopo la fine della possibilità di cancellazione gratuita delle camere d’albergo prenotate per vedere proprio quei concerti. Grazie ragazzi, il conto lo mandiamo a Las Vegas?

Il risveglio per le nostre quattro amiche (Lucia e Cristina in Veneto, Noemi a Roma e Cristina La Zoppa a Parigi) è stato segnato da conferenze alle 6 di mattina piene di “ma stai scherzando, ah ah ah, ma che battute, ma dai non fare la scema che poi ci credo” etc etc che possono rappresentare la fase di non accettazione del lutto per gli amici psicologi. Era tutto vero amici. Carta canta. Twitter canta. Brandon no.

Dopo pochi minuti, la decisione finale: partiamo lo stesso, almeno non restiamo a piangere a casa.

Così partendo da angoli diversi di Europa le 4 amiche si sono ritrovate in stazione a Brussells Midi, per uno strano caso accanto al bar SAM’S CAFE’, hanno provato a tramutare la disperazione in moltissime risate e in un giro enogastronomico degno del gambero rosso. A proposito, SPOT: a breve in edicola potrete comprare una guida accurata sui posti da evitare e da scegliere tra Belgio e Lussemburgo all’insegna del gusto o del cagotto a seconda dei casi. Tra le specialità gustate per voi uova crude, tomato soup bollente, wurstel spacciati per salsicce e ancora tante altre bontà.

La sera prima di partire da Brussells abbiamo pensato di virare verso Amsterdam lasciando stare quel buco sperduto del Lussemburgo, ma alcune telefonate nel pieno della notte alla reception dell’albergo che avevamo già pagato, treni troppo cari, autobus troppo scomodi, una riunione serissima in conferenza-twitter con le altre e qualche conto in tasca ci hanno fatto desistere.

Le due giornate sono passate serene, condite da attacchi di depressione, ma piene di imitazioni divertenti e foto simpatiche. La sera in Lussemburgo però qualcosa è andato storto.

Mi sono seduta sul mio letto e mentre controllavo Twitter sono sprofondata mentre Lucia mi guardava con preoccupazione e incredulità. BOOOOM. Si è sfondato. Tutti e quattro i lati, distrutto. I cardini marci hanno ceduto e io sono finita a terra. Mezza su e mezza giù, appesa e in pericolo di vita, con il piede con PUS PUROLENTO (piede che mi aveva fatto cadere anche diverse volte durante la giornata tra la preoccupazione prima e le risate a crepapelle poi delle altre) che doveva reggermi, ma non lo stava facendo troppo bene.

Le foto le avete viste tutti, ho dormito in una culla/bara fino al giorno dopo pensando che quella fosse la pena da pagare per voler vivere a tutti i costi una vita rock and roll. La mattina con fare da Pantera Rosa siamo sgattagliolate fuori dall’albergo dopo una colazione anticagarella a base di thè e roba secca. (Durante la notte le uova crude si erano fatte sentire con PREPOTENZA).

Avevamo avuto anche brutte notizie serie quindi l’umore era sotto i piedi e siamo andate verso la stazione con il giro più breve (all’arrivo in Lussemburgo abbiamo percorso circa 15 km prima di trovare la direzione giusta dimostrando chiaramente che nessuno di noi potrebbe diventare CAPITANO DI NAVE o qualcosa del genere).

Ci siamo salutate in stazione a Brussells, le ragazze tornavano a casa, il mio giro prevedeva altri tentativi per i seguenti due concerti (che dolore al pensiero che su 4 concerti…. non concludo la frase, suspence!).

Sono arrivata ad Amsterdam nel primo pomeriggio e senza alcun pudore ho posato la valigia al deposito bagagli della stazione (la mia destinazione finale quel giorno era Utrecht a casa di una amica), ho preso il tram numero 2 e sono andata al marriott, albergo in cui alloggiavano.

Qualche mese fa sono stata ad Amsterdam e ho alloggiato esattamente nella stessa strada, un motivo dovrà pure esserci mi sono detta. Bè, cari amici astrologi, fan del sesto senso e robe new age così vi assicuro che la storia dei segni e delle coincidenze è solo una stronzata. CHIARAMENTE.

Con qualche grado sotto lo zero sono arrivata al Marriott in 15 minuti, ho iniziato a fissare le vetrine della steakhouse, guardare le finestre, compiere giri da spia che un altro po’ mi fermava l’antiterrorismo attribuendomi radici mussulmane. Non sono serviti a molto. Ho incontrato alcuni ragazzi della crew che entravano con buste in albergo. Non sarebbero usciti i nostri prodi e un po’ ne ero anche contenta perchè qualcuno tra loro era malato (QUALCUNO?) e faceva MOLTO FREDDO. Ma il concerto si sarebbe probabilmente tenuto, complici forse anche le preghiere di Brandon in chiesa quello stesso giorno.

Sono andata verso Utrecht pensando al giorno dopo con fiducia, forse forse ce l’avrei fatta a sentirli live.

La mattinata si è aperta con un simpatico sketch di me che resto imprigionata nel giardino della casa di Utrecht della mia amica, tra due porte entrambe chiuse a chiave e con una bici pieghevole tra le mani che avrebbe dovuto portarmi in stazione. Molte bestemming dopo e una volta ritrovata la libertà (vi assicuro, non è stato semplice e immaginate la vergogna di raccontarlo ai miei amici) sono arrivata ad Amsterdam facendo come prima tappa, di nuovo, il Marriott.

Niente ancora.

Sono andata a farmi un giro per vedere alcune cose che avevo lasciato in sospeso l’ultima volta che ho visitato la città, ho comprato degli stivali UGG per sopravvivere al clima rigido, ho mangiato una tomato soup che si è tramutata in una ISTANTANEA corsa al cesso (l’ultimo cucchiaio di zuppa ha coinciso con l’apertura della maniglia delle toilettes).

Piuttosto che ritornare in albergo ho pensato di TELEFONARE all’albergo chiedendo di Brandon Flowers. La reception mi ha chiesto “Chi sta cercando?” “Brandon Flowers” “vuole parlarci?” “sì” “aspetti che glielo cerco” — minuti interminabili — “no, qui non abbiamo nessun brandon flowers”. CI AVEVO PROVATO OH.

Allora ho chiamato lo Ziggo Dome, venue del concerto, per sapere a che ora avrebbero fatto il sound check. Lo stalking telefonico è la nuova frontiera. Ti evita anche la vergogna di perdere la faccia. Purtroppo non mi hanno dato notizie succose a proposito, ma proprio in quel momento Jake ha inviato su Facebook una foto in cui era evidente che si stavano dirigendo alla venue.

Che ho fatto io? Ovvio. Ho preso il treno per la venue.

Arrivata lì ho perlustrato la zona, fatto amicizia con un garagista che ha tenuto in carica il mio cellulare mentre mi muovevo lungo il perimetro con fare sospetto e aria strana amplificata dal mio essere forever alone in quel momento.

Ho trovato i tour bus e per raggiungerli ho attraversato una superstrada/autostrada. Non scherzo. La morte era vicina, ma io l’ho scapata, di’ al diavolo che può tornarsene da dove è venuto, i nostri sogni romperanno gli argini delle nostre paure. Scusate, cito.

Non era però il momento giusto, cappuccetto rosso (il misterioso malato) e i suoi 3 fidati amici erano già andati dentro a fare le prove, avrei dovuto aspettare la sera.

Ormai però era tardi per ritornare in città o a casa, morivo dal freddo e ho fatto qualche giro prima di un centro commerciale che vendeva solo MOBILI (difficilissimo fingere interesse) poi in stazione, dove un mio nuovo amico ISAAC DAL GHANA mi ha offerto un the, mi ha messo in ricarica il cellulare (anche lui!) e dato ospitalità per sempre ad Amsterdam. In cambio di qualcosa che evidentemente non gli ho dato, ma in quel momento con il suo thè caldo e i riscaldamenti del suo ufficio proprio accanto al cesso della stazione in cui mi ha portato (ho attraversato porte blindate che mi hanno fatto temere per la mia vita) mi ha salvato.

Ha anche scambiato occhiate di “hai visto mi porto le ragazze in ufficio” con il signore del cesso. Che onore, che orgoglio.

Comunque dopo un po’ i miei due amici sono arrivati e siamo entrati allo ziggo. Dopo qualche cidro abbiamo provato ad entrare tutti e tre in parterre pur avendo tutti e tre biglietti degli anelli.

Italiani battono olandesi 10 a 0 perchè siamo entrati senza difficoltà e ci siamo messi alla fine della sala comodi.

Quando è partita la musica però qualcosa in me è scattato. “Ragazzi ci vediamo all’uscita” ho detto. Probabilmente la pazzia, probabilmente la sensazione di dire “dopo tutto questo che ho passato devo assolutamente vederli al meglio” e al ritmo di una gomitata al secondo sono arrivata in barriera.

In seconda fila stavano organizzando una piccola coreografia con i palloncini. “Dove cazzo è il mio palloncino?” Eccolo qui. L’ho chiesto e ottenuto dal mio – spaventatissimo – compagno di fila americano. Devo aver avuto l’aria proprio della peggiore Italia/Napoli. Quelli a cui associ termini tipo bullo/mafioso/malavitoso. Sì, sono io. Non mi rompete il cazzo e datemi quel palloncino.

Il concerto è stato favoloso, nostro signore del mal di gola aveva una voce potentissima e chiara, che si fosse trattato solo di una diarrea fulminante nei giorni precedenti? Chi sa. La scaletta fantastica, su alcune canzoni silenzio di tomba da parte degli olandesi, ma mie urla e incitamenti in italiano (sì sa che la lingua della sincerità è solo la propria lingua natale) anche nei momenti meno indicati, la cover di Forever Young che mi fa pensare a un complesso di mezza età della nostra diva preferita, ma insomma tutto davvero favoloso.

Talmente favoloso che ho avuto per un sacco di tempo gli occhi chiusi e ora un po’ me ne pento, avrei dovuto guardare tutto nei minimi dettagli, ma questo è un altro discorso.

Su Battle Born il grande momento. Brandon si toglie la fede. Dio perdonalo per questo gesto così trasgressivo, lo fa solo perchè ha paura di doverla ripagare (RISPARMIO) probabilmente o forse perchè sa che anche quello è un po’ un tradimento.

Si è lanciato tra la folla e lì le due persone che erano ai miei lati – bestemming – hanno fatto una bruttissima fine.

Ho buttato a terra tutte le mie cose mi sono ancorata alla transenna e al momento del suo passaggio l’ho abbracciato talmente tanto forte che le mie braccia hanno fatto due volte il giro della sua vita (le sue misure sono chiaramente 90-60-90 come ogni miss che si rispetti), gli ho messo la faccia sulla pancia e penso di avergli detto anche qualcosa tipo OH BRANDON. In piu’ ho iniziato a baciargli la pancia come si fa con i gatti. Crazy Cat Lady che non sono altro. Intanto uno della security ha iniziato a darmi schiaffi sulle braccia. Però non ne sono troppo sicura, perchè in quel momento non capivo niente, forse erano fitte di emozione. L’ho tenuto in piedi per non farlo cadere, mica volevo molestarlo! In piu’ la security non gli proteggeva culo/pacco come al solito, avrei potuto fare di peggio, ma non avrei mai sopportato il suo giudizio. Ho anche provato a mostrargli il mio tattoo finto, è finto ma lui che ne poteva sapere? Occhiate di biasimo per me a volontà. Scusa Brandon, ancora non hai visto il tatuaggio della tua faccia che farò a breve. Sulla mia fronte. Per vederti SEMPRE.

Sudore e germi su di me che ancora sconto, ma che felicità, mi sono allontanata dalla barrier con la faccia tra le mani per la contentezza. Non ho pianto però, come Fabrizio Corona, IO NON PIANGO. (modalità malavitoso SWITCH OFF).

Subito dopo il concerto ho rivisto i miei amici in preda allo shock e deciso di andare al tour bus. Loro sono ritornati a casa perchè il giorno dopo lavoravano presto, io avrei avuto il treno presto, ma chi se ne fotteva in quel momento del sonno.

Sono andata nell’area di uscita artisti riattraversando a piedi la statale e ho aspettato al freddo e al gelo di Amsterdam. Ovviamente nevicava. Come direbbe Lucarelli: ricordatevi di questa NEVE e’ un indizio importante per il resto del nostro racconto.

Dopo un po’ uno dei due tourbus compie una manovra davvero strana e si mette con la porta attaccatissima all’uscita dai camerini. Si vede una diva in piume e lustrini (chiaramente non è vero, ma sapete così a chi mi riferisco) che saluta ed entra nell’autobus snobbando noi povere sopravvissute al gelo (eravamo in 5, diciamo che fermarsi un attimo non gli avrebbe costato la vita, ma vabè).

Viene Dave tutto spedito, lancia una bottiglia di birra a terra provocando un po’ di timore stile “ma questo ubriacone mi farà del male?” e invece no, molto carino si avvicina e inizia a parlare.

Gli dico che ero con altre amiche anche ad Esch e Brussells e lui dice qualcosa tipo “sono molto dispiaciuto, ma brandon non stava bene. Sono così SORRY, davvero così SORRY. Ora che posso fare per te?” io che fino a un momento prima ero andata avanti a suon di “ora che li becco gliene dico 4” davanti a queste parole ho reagito con un coraggiosissimo “ma non preoccuparti, che ci potete fare se vi sentite poco bene, l’importante è la salute”. Shame on me. Ma che volete, la carne è debole. Comunque gli chiedo di fare una foto non sapendo cosa altro chiedergli e lui mi stupisce con uno splendido YOU DESERVE IT. Me lo merito sì Dave, sapessi che guai che abbiamo passato per colpa tua. Però ti amo, non sei interessato anche tu a un matrimonio mormone?

L’avventura di Amsterdam non è ancora finita perchè una volta arrivata alla stazine di Amsterdam Arena scopro che non ci sono più treni fino alle 5.30 del mattino.

Il gelo, tremavo battendo i DENTI dal freddo, avvoltoi giravano sulla mia testa aspettando solo di cibarsi dalla mia succulenta carcassa e chiedo allora aiuto a un gruppo di ubriachi – sì – per la traduzione inglese-olandese di quelle strane scritte sui cartelli.

Un ragazzo, il mio principe azzurro, mi aiuta. Mi consiglia di prendere un Taxi. Il taxi mi chiede 90 euro. Lui contratta fino a un certo punto, non riesce a scendere oltre con il prezzo e allora contribuisce alla corsa senza neanche salire sul taxi. Che uomo, che principe.

La serata finisce con me alle prese con la serratura di casa, una telefonata alle 3 di notte alla mia amica che il giorno dopo lavorava per venirmi ad aprire e salvare dal gelo (che vergogna, che pessima ospite che sono) e io che lancio comunicati stampa increduli al mondo, provo a telefonare a Lucia ma parlo solo con frasi sconnesse e denti che battono.

la mattina dopo mi sveglio presto, vado in stazione, prendo il mio thaylis con serenità pensando anche “faccio colazione a Parigi tanto ci vogliono solo due ore”. Le seguenti saranno ore di fame, sonno e ormai tanta rassegnazione.

Dieci minuti dopo la partenza del treno ci invitano a scendere a Rotterdam perchè i collegamenti con Parigi sono interrotti per tutta la giornata.

Scopro che anche i nostri sono bloccati nella neve (vi avevo detto di tenere a mente questo dettaglio) e che la situzione in Francia è tremenda. Vittime bloccate ovunque, live blogging da 100 stazioni e aereoporti diversi, ma niente il concerto non s’adda fare come direbbe Don Brandon Abbondio.

Dopo 10 ore di viaggio, 3 treni, un nuovo gruppo di amici conosciuti in carrozza con cui ho condiviso tutto il viaggio, arrivo a Parigi ancora nel dubbio che il concerto potrebbe anche farsi. Intanto però io sono morta. Febbre, brividi, dolori. Un cocktail di farmaci antifebbrili e vitaminici stile Amy Winehouse mi aiuta a non morire, la mia amica mi chiede dettagli che non riesco a darle. Il concerto salta e un po’ provo sollievo. Non sarei andata nella neve con la febbre, neanche per un concerto. Forse per Brandon. Sicuramente per Brandon nudo.

E insomma ragazze il resto lo conoscete bene, bloccati nella neve per due giorni a causa – SFACCIATAMENTE – delle noste bestemmie, pessima comunicazione da parte loro, Ted minacciato di morte, ma io ora sono a casa e questi giorni appena passati non mi sembrano ancora reali.

Sicuramente ho dimenticato di dire qualcosa, ve la aggiungerò in seguito.

Vi dico che è stato un viaggio splendido, durato 10 giorni sul calendario, ma molto più tempo nel mio animo. Mi ha insegnato molte cose e dato fiducia in molte persone. Mi ha provocato tante delusioni, ma anche bei momenti di soddisfazione. Un po’ di dna di Brandon è stato sul mio corpo per un po’ di tempo. Non è proprio ESATTAMENTE ciò che avrei voluto, ma insomma, bisogna pur sempre essere realisti.

Conoscere voi tutte, fisicamente o virtualmente, è stato favoloso. Un gruppo di ragazze speciali, appassionate, simpatiche, divertenti, calorose, che sono contenta di avere from here on out.

Stamattina in metropolitana mentre andavo ad Orly per prendere l’aereo ho letto un manifesto che diceva “E se i ricordi migliori fossero quelli futuri?”. Se così fosse sono pronta ad accoglierli.

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